Buongiorno a tutti!
Ho iniziato a scrivere il nuovo post non so quante volte, in effetti è già passata una settimana dall'ultima volta che ho scritto, ma credetemi che non è per mancanza di idee o di tempo (e qui immagino si sprecheranno le battute dei padovani lavoratori) che non l'ho fatto.
Sono in una fase in cui sono indecisa su come e quanto condividere con voi su questo blog. Mi fa piacere che vi divertiate, e per questo vi avviso che oggi sarò seria, per cui mettetevi comodi e arrendetevi.
La riflessione di oggi nasce un po' dall'idea della mia partenza: mi chiedo come sarà tornare a casa dopo tre anni e vivere di nuovo con i miei, mi chiedo come sarà lasciare, seppur temporaneamente, le cose che faccio qui, e poi guardo a ottobre, alla laurea, e mi chiedo cosa farò dopo.
Ieri sera un amico mi ha chiesto con chi ho rapporti più stretti qui a Padova, e un po' la domanda mi ha spiazzato. Mi sono chiesta: chissà se sono riuscita davvero ad arrivare a voi, se vi ho dato qualcosa.
Posso dirvi, qui e pubblicamente, che ricominciare da capo a Padova non è stato facile, per tanti motivi, ma che da voi ragazzi di San Massimo, dai colleghi e dalle colleghe dell'Università e dai miei Padovani preferiti io ho ricevuto tantissimo. Non sono mancati i momenti in cui avrei spaccato un muro, perchè le convivenze non sempre sono facili, poi vivere da soli implica una assunzione di responsabilità non indifferente (tipo quando il frigo sembra un deserto e l'unica cosa commestibile è la pasta al tonno).
Ieri sera riflettevo su come a volte abbiamo così tanta voglia che qualcosa accada che la immaginiamo in mille modi diversi, e quando poi il momento arriva che la cosa succede sembra così inverosimile da non sapere più cosa fare, da perdere l'uso della parola. Per chi mi ha visto negli ultimi mesi, sa che sono stata un'altalena di umore spaventosa. Mi sono incaponita a guardare indietro, ad alcuni errori commessi, senza riuscire ad andare avanti. Sono giunta alla conclusione che se gli altri hanno il "potere" di fare male, è perchè noi ci rendiamo vulnerabili. Fare dono di sè comporta sempre dei rischi, a volte grossi, e quello che io sto imparando è che a volte dovrei essere meno impulsva ma...chissà se mai riuscirò a pensare fino a dieci prima di agire! Forse nella vita è impossibile avere tutte le risposte che vorremmo, o forse semplicemente bisogna aspettare che il tempo guarisca le ferite che ci infliggiamo, o che ci sono inflitte dagli altri o da situazioni che non possiamo controllare, che non dipendono da noi. Io sto cercando di ricostruire il puzzle di me stessa, e non è facile, perchè i pezzi sono piccolissimi, tutti colorati e apparentemente tutti uguali. Mi chiedo cosa verrà fuori quando il puzzle sarà completo, e so che sarà bellissimo.
E se riuscirò a completarlo, è anche perchè ci siete voi, ognuno a modo suo mi aiuta. L'amicizia che va oltre i perchè, i percome, le situazioni, gli sbalzi di umore, un'amicizia che sa perdonare e andare avanti è meravigliosa.
Gibran diceva: "Il vostro amico è il vostro bisogno saziato"
Ci sono cose che non si possono esprimere a parole, come il perdersi dentro gli occhi di una persona che si ama dopo tempo, silenzi, qualche lacrima, e rendersi conto che si è ancora gli stessi di prima, che l'amore che c'era è rimasto, con qualcosa di sospeso e intangibile: una gioia per lungo tempo sopita e finalmente ritrovata.
Uno sguardo e un sorriso sincero...e un grazie di cuore.
C.
Ho iniziato a scrivere il nuovo post non so quante volte, in effetti è già passata una settimana dall'ultima volta che ho scritto, ma credetemi che non è per mancanza di idee o di tempo (e qui immagino si sprecheranno le battute dei padovani lavoratori) che non l'ho fatto.
Sono in una fase in cui sono indecisa su come e quanto condividere con voi su questo blog. Mi fa piacere che vi divertiate, e per questo vi avviso che oggi sarò seria, per cui mettetevi comodi e arrendetevi.
La riflessione di oggi nasce un po' dall'idea della mia partenza: mi chiedo come sarà tornare a casa dopo tre anni e vivere di nuovo con i miei, mi chiedo come sarà lasciare, seppur temporaneamente, le cose che faccio qui, e poi guardo a ottobre, alla laurea, e mi chiedo cosa farò dopo.
Ieri sera un amico mi ha chiesto con chi ho rapporti più stretti qui a Padova, e un po' la domanda mi ha spiazzato. Mi sono chiesta: chissà se sono riuscita davvero ad arrivare a voi, se vi ho dato qualcosa.
Posso dirvi, qui e pubblicamente, che ricominciare da capo a Padova non è stato facile, per tanti motivi, ma che da voi ragazzi di San Massimo, dai colleghi e dalle colleghe dell'Università e dai miei Padovani preferiti io ho ricevuto tantissimo. Non sono mancati i momenti in cui avrei spaccato un muro, perchè le convivenze non sempre sono facili, poi vivere da soli implica una assunzione di responsabilità non indifferente (tipo quando il frigo sembra un deserto e l'unica cosa commestibile è la pasta al tonno).
Ieri sera riflettevo su come a volte abbiamo così tanta voglia che qualcosa accada che la immaginiamo in mille modi diversi, e quando poi il momento arriva che la cosa succede sembra così inverosimile da non sapere più cosa fare, da perdere l'uso della parola. Per chi mi ha visto negli ultimi mesi, sa che sono stata un'altalena di umore spaventosa. Mi sono incaponita a guardare indietro, ad alcuni errori commessi, senza riuscire ad andare avanti. Sono giunta alla conclusione che se gli altri hanno il "potere" di fare male, è perchè noi ci rendiamo vulnerabili. Fare dono di sè comporta sempre dei rischi, a volte grossi, e quello che io sto imparando è che a volte dovrei essere meno impulsva ma...chissà se mai riuscirò a pensare fino a dieci prima di agire! Forse nella vita è impossibile avere tutte le risposte che vorremmo, o forse semplicemente bisogna aspettare che il tempo guarisca le ferite che ci infliggiamo, o che ci sono inflitte dagli altri o da situazioni che non possiamo controllare, che non dipendono da noi. Io sto cercando di ricostruire il puzzle di me stessa, e non è facile, perchè i pezzi sono piccolissimi, tutti colorati e apparentemente tutti uguali. Mi chiedo cosa verrà fuori quando il puzzle sarà completo, e so che sarà bellissimo.
E se riuscirò a completarlo, è anche perchè ci siete voi, ognuno a modo suo mi aiuta. L'amicizia che va oltre i perchè, i percome, le situazioni, gli sbalzi di umore, un'amicizia che sa perdonare e andare avanti è meravigliosa.
Gibran diceva: "Il vostro amico è il vostro bisogno saziato"
Ci sono cose che non si possono esprimere a parole, come il perdersi dentro gli occhi di una persona che si ama dopo tempo, silenzi, qualche lacrima, e rendersi conto che si è ancora gli stessi di prima, che l'amore che c'era è rimasto, con qualcosa di sospeso e intangibile: una gioia per lungo tempo sopita e finalmente ritrovata.
Uno sguardo e un sorriso sincero...e un grazie di cuore.
C.


